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La Villa di Orazio

Sono sospesi nell’aria di un archeosito unico al mondo gli “attimi fuggenti” del poeta del “Carpe diem”.

Farfalle, raggi di sole che trafiggono gli alberi, un rumore d’acqua che arriva dal cuore del bosco

Qui la poesia di Quinto Orazio Flacco non teme più il tempo che fugge: è per sempre. Siamo nella campagna di Licenza, nel cuore dei Monti Lucretili, nella villa donata al celebre poeta latino da Mecenate nel 32 a. C. per farne un rifugio lirico. Metà buen retiro e metà fattoria, un’oasi di vita semplice e a contatto stretto con la natura, lontano dal caos di Roma, destinato all’ospitalità e all’otium letterario. Occupava almeno 40 ettari.

A portare gli archeologi ad identificarne i resti con la “residenza d’otium” per eccellenza di Orazio proprio dettagli e descrizioni contenuti in versi ispirati dal luogo, ma anche racconti dei commentatori a lui contemporanei. Ne viene fuori una mappa di indizi che porta proprio lungo il torrente Licenza, nella media valle del fiume Aniene, fra Tivoli e Subiaco.

Quasi una foto che arriva da duemila anni fa

La villa che sorgeva in un’ombrosa valle appartata (vallis opaca, reducta) fra monti ininterrotti (continui montes); il mons Lucretilis, alle cui pendici la villa sorge, la non meglio precisata Ustica (da identificare verosimilmente con Licenza), il rivus Digentia (torrente Licenza), il Pagus Mandela (odierna Mandela), il vicus Varia (Vicovaro), il tempio in rovina della dea sabina Vacuna identificato da un’epigrafe murata nel vicino paese di Roccagiovine che ne documenta il restauro ad opera di Vespasiano.

In età preromana la zona era abitata dai Sabini. Per questo la residenza di campagna di Orazio fu detta Sabinum o in Sabinis. Del suo Sabinum Orazio menziona vigneti, campi arabili, prati, l’orto, un gregge e pascoli nei boschi.

Stanze private, terme e giardino. La “ricostruzione” della Villa

La domus rivela circa venti ambienti intorno a un atrio, al centro un bacino quadrato che raccoglie l’acqua proveniente dal tetto. Si distingue la zona destinata alle camere da letto da quella a giorno, probabilmente con due distinte sale da pranzo: una invernale e una estiva. Quindi un balneum con vano riscaldato e una grande piscina natatoria.
I pavimenti a mosaico bianco-nero assumono forme varie, a seconda degli ambienti: rombi, cornici, cerchi allacciati e stelle a otto punte. E ancora motivi a meandri o con reticolo di rettangoli e quadrati. Caratteristica della villa, forse ispirata alla celebre Villa dei Papiri di Ercolano, dove Orazio era stato ospite, è l’ampio giardino con portico. Vi si poteva passeggiare al fresco ed era luogo riservato, come si conveniva alla dimora estiva di un poeta. Include quasi al centro una grande vasca rettangolare probabilmente decorata con statue e colonne. Oggi racchiude allori, abeti, cipressi e cedri. Il rinvenimento di vasetti per la messa a dimora di fiori ha invece dimostrato che anticamente piante e aiuole erano disposte con cura secondo l’arte del giardinaggio (ars topiaria) e formavano un raffinato giardino.

Il dopo Orazio

Secondo recenti interpretazioni scientifiche la villa fu in seguito utilizzata dagli imperatori Nerone e Vespasiano (seconda metà del I secolo) come luogo di sosta per recarsi rispettivamente alla villa di Subiaco e a quella presso Rieti.
Nel periodo flavio-adrianeo (fine I-inizi II sec. d.C.) il balneum aggiunto da Orazio venne inserito in un grande complesso termale di oltre cinquanta ambienti. Individuato il frigidarium, con pavimento e vasca a mosaico, marmi alle pareti. E anche un laconicum (sauna), dotato anche di una piscina calda. Da questo complesso provengono un torso di Eros, uno di Afrodite e una testa di giovinetto, databili alla fine del I secolo, rinvenuti nei recenti scavi e conservati nel Museo Oraziano di Licenza. Alle terme o al settore residenziale appartengono lastre marmoree di II-III secolo. Il complesso funzionò fino in epoca tarda, ma la suddivisione di alcuni vani e il rinvenimento di povere sepolture indicato per il IV-V secolo un diverso uso e un parziale abbandono. Nell’Alto Medioevo (VI-IX secolo) sorse nella zona centrale un monastero.

Nel Museo Oraziano di Licenza sono conservati pitture, stucchi, elementi architettonici, sculture, ceramiche, oggetti di uso quotidiano e monete che documentano la frequentazione della villa fino in epoca tarda. Alla fase augustea risale un elemento marmoreo di fontana decorato con foglie d’acanto popolato da rane e granchi dentro conchiglie. Alcune statue possono provenire dal giardino. La collezione di preziose gemme (I sec. a.C.-III d.C.) è conservata, invece, al Museo Nazionale Romano.

Pannelli con QRcode: per la visita guidata basta lo smartphone

Cinque nuovissimi pannelli multimediali raccontano la Villa di Orazio ai visitatori. Basta puntare la fotocamera dello smartphone sul QRcode. Il nuovo percorso è stato realizzato da un team di studenti di due licei romani (Scientifico “Teresa Gullace Talotta” e Classico “Orazio”), coinvolti dalla Soprintendenza in un progetto che alterna scuola e lavoro. I pannelli “parlanti” raccontano come si viveva nella Villa di Orazio. E ancora cosa e come si mangiava, l’accoglienza degli ospiti, gli argomenti prediletti tra i triclini. Con molta cura nella ricostruzione dell’atmosfera.

Per gli appassionati di musica

La musica che introduce alla guida tramite QRcode è un componimento originale realizzato da uno studente partendo dal suono dell’acqua.

Info e ingresso

Fino al primo novembre 2020 è possibile visitare la Villa il sabato (ore 9-15) e domenica (ore 9-13). L’ingresso è gratuito

Come arrivare

I soli mezzi pubblici che portano al sito sono i bus Cotral. La base di partenza è Tivoli. Da qui, in 40 minuti, si arriva a destinazione. La fermata più vicina è quella di via Don Minzoni (a 600 metri). Per chi viaggia con mezzi propri basta impostare il navigatore indicando direttamente Villa di Orazio.

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