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Il borgo gioiello di San Gregorio da Sassola

Si entra come in una favola nel borgo-gioiello di San Gregorio da Sassola. Si entra passando per la porta di un vero castello medievale, attraverso un ponte levatoio e sotto un’arcata sormontata da torrette e merli. A 10 chilometri da Tivoli, San Gregorio da Sassola emerge come su un piedistallo di tufo dai boschi della Valle dell’Aniene, alle pendici del monte Carella. Il suo skyline ritaglia il cielo di antiche merlature e guglie. Le casette appaiono come aggrappate al monumentale maniero, abbracciate.

La passeggiata è sospesa in un tempo che, in poche centinaia di metri, spazia dal Medioevo al Barocco

Il borgo è composto, infatti, da due distinti nuclei: la parte più antica è appoggiata su uno zoccolo vulcanico, mentre quella seicentesca sui rilievi calcarei circostanti. Il castello ne fa un luogo incantato, tanto che nel 1899 fu visitato da una vera regina, la regina Margherita. Ma non è certo da trascurare la visita alle sette chiese per calarsi nelle mille storie raccontate da affreschi, tele d’autore e Madonne miracolose.

Il castello racconta la storia del borgo, dal X secolo ai giorni nostri

Le origini del castello risalgono probabilmente alla metà del X secolo. Costruito a difesa del primo nucleo abitativo, nel corso dei secoli successivi acquistò man mano l’aspetto di dimora residenziale. Le più importanti ristrutturazioni furono realizzate alla fine del XV secolo ad opera del cardinal Prospero Pubblicola Santacroce (1567-1586), e all’inizio del XVII secolo dal cardinale Carlo Pio di Savoia (1655-1689). Furono eretti la torre centrale coronata da una merlatura, il ponte levatoio che dà accesso al portale ad arco e l’elegante cortile interno. Vennero, inoltre, ristrutturate e affrescate le grandi sale.

Di particolare pregio la “stanza di Apollo e Aurora” e “la stanza delle tre Parche”, dipinte dai fratelli Taddeo e Federico Zuccari, due dei maggiori rappresentanti del tardo manierismo romano. Da non perdere anche la cappella interna. Dopo un lungo periodo di abbandono e di decadenza, a metà del secolo XIX il castello tornò al suo antico splendore ad opera del principe Duca di Uceda, Tirso Telles y Gyron.

Il palazzo fu collegato con la parte bassa del paese tramite una scala interna intagliata nel tufo e fu completata la merlatura. A questo periodo probabilmente risale la sistemazione delle quattro tele, raffiguranti gli amori di Venere, poste nel soffitto della prima stanza. Tali dipinti, di notevole pregio artistico, sono opera del celebre pittore neoclassico milanese Andrea Appiani (1754-1817).

Nel 1889 il Castello venne acquistato da Elisabetta Frield, moglie del principe Salvatore Brancaccio. I nuovi principi lo ampliano e lo ammodernano. Fu costruita la parte di levante congiungendola con quella antica di ponente mediante due cavalcavia. Il campanile della cappella fu sostituito con la torre quadrata centrale odierna. Fu aggiunta a ponente una torre tonda in armonia con quella nuova. Le numerose stanze vennero impreziosite con decorazioni ed affreschi. Lavori premiati dalla visita della regina Margherita, avvenuta nel 1899. Dal 1991 il castello è diventato di proprietà comunale.

Sette chiese, un museo diffuso

Sette chiese e un convento, di fatto un prezioso museo diffuso di affreschi, pitture di pregio e storie.

La chiesa della “Madonna della Cavata” prende il nome dall’immagine conservata al suo interno. Una immagine appunto “cavata”, secondo la tradizione popolare, dal terriccio in cui era sepolta. La costruzione primitiva risale al secolo XV. Un’unica navata con le pareti completamente ricoperte di affreschi, tra cui un “Giudizio universale”. Addossata alla parete di fondo, dietro l’altare, l’antica edicola che racchiude il dipinto della Madonna con bambino, in atto di benedire San Gregorio Magno. Il volto della Madonna è la parte più antica del dipinto risalente con ogni probabilità alla fine del secolo XIII. Gli angeli, il busto della Madonna, il Bambino e San Gregorio Magno furono realizzati nel 500 sopra l’antica pittura, in alcuni punti ancora visibile.

La chiesa di San Biagio è nella parte Medievale. Secondo la tradizione fu la prima parrocchia di San Gregorio verso la fine del secolo XIII. La porta d’accesso è sovrastata da una nicchia rettangolare con un piccolo affresco raffigurante la Liberazione delle anime del Purgatorio. L’interno, ad aula semplice, è abbellito da affreschi e dipinti. Tra questi l’olio su tela della Madonna delle Grazie. Un quadro miracoloso e oggetto di particolate devozione, di autore ignoto dell’ottocento: il 22 luglio 1915 la Madonna mosse gli occhi e il fenomeno, constatato da molti fedeli, fu grande richiamo di pellegrini.

Scendendo nel paese vecchio fino a “Porta Peti”, ad un centinaio di metri s’incontra la chiesa di San Giovanni Evangelista. Esisteva già alla fine del ‘400 ma l’interno fu decorato probabilmente intorno al 1540. Vicino alla chiesa vi era un ospedale, gestito dalla compagnia di San Giovanni Evangelista, per ospitare i poveri e gli infermi. Con la fine dell’ospedale seguì, verso al fine del XIX secolo, anche il declino della chiesa che nel 1817 era servita, per poco tempo, come cimitero del paese. Gli affreschi che decorano l’interno sono di particolare interesse storico-artistico. Sia nella composizione che nell’iconografia richiamano alla tradizione stilistica di artisti come Perugino, Pinturicchio, Piero della Francesca, Raffaello e sono riconducibili all’opera di due differenti grandi artisti di cui non si conoscono i nomi.

La Crocifissione dipinta ad anfiteatro mostra la cresta dei monti che circondano il paese. Ai due lati due paesi arroccati. Quello di destra potrebbe essere Sant’Angelo in Fajano, posto tra Poli e Casape, oggi denominato “Le Casacce”, mentre quello di sinistra potrebbe essere San Gregorio.

La chiesa di San Sebastiano è collocata nell’area di cerniera tra il nucleo medioevale e dove inizia l’ampliamento barocco di “Borgo Pio”. Venne costruita dalle fondamenta, dopo la peste del 1656, per pubblico voto, con il contributo della comunità. In tale occasione vennero probabilmente inglobati i resti di una precedente chiesa di San Sebastiano.  L’altare maggiore, già della chiesetta cinquecentesca ristrutturata tra il ‘600 e il ‘700, fu decorato di stucchi e dorature nel 1730 ad opera di Giovanni Antonio Stoppani. Allo stesso artista e allo stesso periodo, per la natura degli stucchi e degli elementi decorativi, vengono attribuiti pure gli altari di Sant’Isidoro sulla parete destra della Madonna dell’Orto nella parete sinistra. Il campanile, con l’orologio e la campana, fu costruito nel 1772.

L’attuale chiesa parrocchiale, intitolata al Santo Patrono, San Gregorio Magno, nasce nel 1485 per ampliare la chiesetta già esistente. Documenti storici fissano al 18 febbraio 1537 la consacrazione. Una navata centrale unica, con “travatura di gusto gotico”. Alcuni anni dopo, e prima del 1567, viene scolpita la statua in legno del Santo Patrono che si venera oggi. Nel 1720 il pittore di San Gregorio Tancredi Maschietti dipinge, per l’altare di San Giovanni Evangelista, la bella tela del Santo nell’atto di scrivere l’apocalisse, mentre guarda ispirato la Madonna.

Nel 1867 la chiesa viene quasi rifatta a nuovo. Su progetto dell’architetto Mattei di Tivoli fu costruita la volta e alla navata centrale vennero aggiunte le due laterali. I sei altari della navata centrale furono ridotti a quattro e addossati alle pareti delle navate laterali. Il duca di Uceda Tirson Tellez y Giron, principe di San Gregorio, finanziò la balaustra in legno apponendovi il suo stemma.Nel 1869 il Comune regalò i quadri della Via Crucis, dipinti dalla spagnolo Alessandro Delosordens (1863).

A circa tre chilometri da San Gregorio da Sassola, su un’altura, sorge l’antico monastero di Santa Maria Nuova. Da lì si possono cogliere splendidi panorami.

La chiesa del convento ha un ambiente unico e tre altari, stucchi, dipinti e statue.

Tra queste una scultura in legno di ulivo intagliato raffigurante “L’Immacolata Concezione” e posta nella nicchia dell’altare maggiore è opera attribuita a un religioso francescano. La sua realizzazione è collocata tra il 1633 e il 1641.

Fuori dal paese c’è anche la chiesetta della Madonna del Ponte (Santa Lucia). Ha due affreschi sulla parete di fronte all’entrata e uno sul soffitto. La chiesa, collocata sulla via alberata aperta dal cardinale Santacroce per congiungere il paese con la villa di Gerocomio, fu edificata da un devoto nel 1600. Dal 1731 è nota anche come Santa Lucia.

I sapori: ciliegie, pesche e il pregiato olio extravergine di oliva

Arriva dai mille e 58 ettari di uliveti il re della tavola di San Gregorio da Sassola: il pregiato olio extravergine di oliva. Senza dimenticare la salsa di oliva e soprattutto la più famosa “oliva in salamoia”. E se la fascia collinare d’origine calcarea, influenzata dal vento marino, favorisce la coltivazione di ogni genere di frutta (particolarmente apprezzate sono la ciliegia e la pesca), la fascia pianeggiante, di origine vulcanica, esposta a sud, offre vite e ortaggi molto celebrati a tavola. San Gregorio è anche terra di ovini e bovini allevati allo stato brado, che permette la produzioni di carni particolarmente ricercate. Sono i sapori della Valle dell’Aniene.

Come arrivare a San Gregorio da Sassola

La direttrice principale, per chi si muove con mezzi privati, è l’autostrada A24 Roma-L’Aquila, uscendo a Tivoli e seguendo le indicazioni. Si può arrivare con i bus Cotral che, a Roma, fanno capolinea a Ponte Mammolo. Col treno (Fl2 da Roma Tiburtina) si può arrivare a Tivoli e da qui proseguire, magari come seconda tappa, utilizzando le linee Cotral.

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Commenti

  • Bob Ferguson
    Settembre 4, 2020

    Love this article . My wife and I were with the American music group from Hammonton NJ that participated in the twinning. Mayor Fabrizo and Antonio and Maura Menegazzo came to the USA to celebrate the Union of the two towns.
    We visited San Gregorio to perform for many years. It’s a fantastic city and the surrounding towns are filled with the best Italian culture has to offer.

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