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Caravaggio segreto a Roma

C’è una Roma di Caravaggio nella penombra delle cappelle, tesori straordinari da scoprire: due capolavori di Michelangelo Merisi sono all’interno della basilica di Santa Maria del Popolo. Si tratta della Crocifissione di San Pietro e della Conversione di San Paolo, le opere si guardano frontali, nella cappella Cerasi. Siamo nella piena grandezza di arte e storia del centro di Roma. A piazza del Popolo, proprio sul lato della porta che dà su piazzale Flaminio. È un’esperienza particolare fermarsi sui gradini della basilica con la facciata di travertino. La chiesa si trova lateralmente rispetto alla piazza. Una immagine iconica, piazza del Popolo, per la sua vastità, fotografata, attraversata, palcoscenico della storia della capitale, anche politica.

La basilica si trova nella parte opposta rispetto a via del Corso e alle due chiese gemelle, Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Monte Santo. Colpo d’occhio unico e una visuale indimenticabile: l’itinerario più visitato dai turisti di tutto il mondo. Eppure sui gradini della basilica, il tempo si ferma mettendo in pausa il caos gioioso di Roma. E una volta dentro, camminando nel silenzio e nella pace, si arriva alla cappella Cerasi: nel centro l’Assunzione della Vergine di Annibale Carracci, ai lati la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo di Caravaggio.

Caravaggio (1571-1610) è incaricato di realizzare le due opere da Tiberio Cerasi, giurista e poi tesoriere di Papa Clemente VIII. È il 1600. Cerasi, fortemente devoto di San Pietro e Paolo, per la cappella si rivolge ai due artisti più famosi a Roma, e commissiona a Caravaggio le due scene laterali rispetto all’Assunzione che nelle intenzioni del committente resta protagonista della scena. L’anno successivo però Cerasi muore e le due tavole realizzate da Caravaggio vengono rifiutate dall’Ospedale della Consolazione, erede di Cerasi. Caravaggio dipinge quindi una nuova versione. Della prima Crocifissione di Pietro non si hanno notizie, mentre la prima Conversione di San Paolo è nella collezione Odescalchi, raramente visibile al pubblico.

 

 

A sinistra si trova La Crocifissione di San Pietro, è un olio su tela (230×175 centimetri). Incredibile uso della luce, con cui Caravaggio crea un effetto di enorme realismo. Il tallone sporco dell’aguzzino, i dettagli del corpo di San Pietro, le venature del legno della croce. L’impatto e la suggestione crescono con le immagini sullo sfondo nero che fa risaltare i particolari come se fossero sotto un riflettore.

 

 

A destra poi c’è La Conversione di San Paolo, sempre un olio su tela e delle stesse dimensioni. Forse ancora più famoso, forse ancora più emozionante. San Paolo sulla via di Damasco è a terra accecato dalla luce di Gesù che gli ordina di smettere di perseguitarlo. Gesù non è ritratto, e Paolo è a terra con le braccia aperte, gli occhi serrati, in preda a un dramma interiore. Nel centro della scena il cavallo, con uno zoccolo alzato per non calpestarlo e uno stalliere che lo tiene fermo. Il manto del cavallo è investito dalla luce di Gesù e domina il dipinto che risulta estremamente plastico. La centralità del cavallo nella scena ha fatto discutere rispetto ai canoni dell’epoca ma è la geniale innovazione di Caravaggio: lascia sempre senza fiato.

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