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Nella Rocca di Subiaco sulle “note” del Rinascimento

C’è un palazzo nel cuore della Valle dell’Aniene dove gli affreschi rinascimentali che ornano soffitti e pareti sono così ben conservati e leggeri da far risuonare in testa le note di flauti, dulciane, liuti e clavicembali. E’ la Rocca di Subiaco.

In questo mondo strano e fantastico svolazzano, si mantengono su equilibri impossibili o si arrampicano ad esili fili le figure “grottesche” tipiche delle decorazioni dell’epoca. Ci sono cherubini e putti in varie fantasie, donne-angelo dalle gambe piumate impegnate in acrobazie funamboliche con ciuffi che scappano dagli chignon. E ancora creature metà uomo e metà animali. E ancora pesci, fiori, frutta, candelabri, foglie.

La Rocca Abbaziale domina il borgo con il suo spettacolare orologio settecentesco raccontando in un colpo solo mille anni di storia, di arte e di cultura. A partire dal 1070 quando fu edificata dall’abate Giovanni V con funzione di fortezza.

Qui nacque Lucrezia Borgia

A metà del ‘400 Papa Callisto III trasformò il feudo abbaziale in una commenda cardinalizia, in sostanza tolse il potere sul comprensorio ai monaci per affidarlo ad un suo delegato. Il primo commendatario nominato fu il cardinale spagnolo Juan de Torquemada, che fece restaurare una parte della Rocca. Ma i grandi lavori di ristrutturazione e ampliamento arrivarono con il suo successore, il cardinale Rodrigo Borgia. E qui nacque nel 1480 Lucrezia Borgia, che oggi all’ingresso strizza l’occhio al visitatore. Rodrigo Borgia fece costruire il bastione quadrangolare verso est e, una volta divenuto Papa Alessandro VI nel 1492, cedette la Rocca al cardinale Giovanni Colonna. Dal 400 fino al 700 una serie di restauri e interventi trasformarono in un palazzo di rappresentanza quella che secoli prima era nata come una rocca militare.

Da Rocca a palazzo di rappresentanza

Nel 1633 il feudo passò ai Barberini che la detenne fino al 1753, anno in cui Benedetto XIV tolse ai commendatari la giurisdizione temporale. Nuovi lavori alla Rocca di Subiaco furono commissionati da Pio VI, al secolo Giovannangelo Braschi, nel 1778, affidati all’architetto Pietro Camporese. Un restyling che portò la strada carrabile, il portale, l’imponente orologio pubblico e i pregiati affreschi degli appartamenti. La Rocca tornò quindi ad essere l’abitazione dell’abate di Santa Scolastica. Ma nel 1799 fu occupata dall’esercitò napoleonico e fu oggetto un totale saccheggio. A testimonianza di tanta grandezza rimasero però gli affreschi del XVI secolo che ornano gli appartamenti Colonna e quelli del XVIII degli appartamenti Braschi. Oggi dalle finestre delle nobili dimore si cattura con pochi sguardi un panorama unico sul borgo medievale di Subiaco e sulla vallata sottostante.

Il primo piano e le “grottesche” della cerchia di Perin Del Vaga

Durante il dominato della famiglia Colonna, il primo piano della torre borgiana venne fatto decorare con affreschi attribuiti ad artisti della cerchia di Perin Del Vaga, eseguiti intorno alla metà del ‘500. Si tratta di tre ambienti con volte decorate a grottesche, in linea con il gusto dell’epoca e molto ben conservate.

Il secondo piano con le tempere che “fotografano” i borghi della commenda

Il secondo piano offre una importante decorazione, commissionata alla fine del ‘700 da Papa Pio VI al pittore folignate Liborio Coccetti. Le prime tre sale dell’appartamento Braschi contengono un imponente ciclo di tempere a muro, vere “fotografie” a pennello dei borghi della commenda di Subiaco a quel tempo. Il pittore si pose, infatti, come obiettivo quello di descrivere non solo il paesaggio ma anche la vita rurale, in chiave sorprendentemente etnografica.

Il giallo. Chissà perché in un affresco del ‘700 spuntano 4 uomini in jeans e sneakers

Liborio Coccetti raffigurò anche se stesso nell’affresco che riproduce Subiaco. Si autoimmortalò al lavoro con fogli e tempere, accanto al suo cagnolino. Sul lato opposto spuntano quattro uomini, ma in abbigliamento del giorni nostri, in jeans, camicia e sneakers. Il primo impatto per un visitatore attento è di grande stupore. La spiegazione di quell’anacronismo in realtà è una delle ultime puntate della grandiosa storia della Rocca Abbaziale. Comincia da un furto avvenuto negli anni 90 quando furono portate via le doppie ante lignee di un armadio sulle quali si estendeva parte dell’affresco. Una soluzione a quella “ferita” è arrivata 15 anni dopo. L’amministrazione comunale ha affidato all’artista Claudio Bonuglia la ricostruzione del pezzo mancante. E l’artista ha realizzato un minuzioso lavoro: ha studiato lo stile di Liborio Coccetti, avvicinandosi il più possibile ai suoi pigmenti e riproducendo anche i segni dell’usura del tempo. Ma ha poi trovato una maniera speciale per chiarire che l’obiettivo era quello di realizzare un’opera nell’opera. Ha scelto di rappresentare se stesso, ovviamente in abiti moderni, con il dito che indica Liborio Coccetti dall’altra parte dell’affresco. Come dire “Ecco chi è l’autore”.

L’ultimo nucleo

L’ultimo nucleo venne commissionato alla fine del Settecento da Papa Pio VI, al secolo Giovannangelo Braschi, all’architetto Pietro Camporese che ne fece definitivamente un palazzo di rappresentanza.  Divenne così una residenza moderna e vi alloggiarono anche i papi Pio VII, Gregorio XVI e Pio IX.

Museo della carta

Il MACS, acrononimo di “Museo delle attività cartarie e della stampa” è collocato nei locali che furono cucine e dispense dei Borgia. Diviso in due sezioni (una sulla carta e una sulla stampa) racconta Subiaco da un’angolatura particolare, quella della città in cui fu stampato il primo libro a caratteri mobili in Italia.

Per ora visitabile un giorno a settimana

A partire dal primo febbraio, in attesa di nuove disposizioni, la Rocca Abbaziale e il Macs saranno aperti al pubblico ogni venerdì. Orario: 10,30-18,30. Dal lunedì al giovedì si può prenotare la visita contattando l’associazione Ethea.

  • Contatti: 342 768 9619 E-mail: info@roccasubiaco.it.
  • Prenotazioni: info@ethea.org – 342.1938078
  • Biglietti: intero 5 €, ridotto 3,50 €. E’ possibile acquistare il biglietto anche online: http://www.roccadisubiaco.it/info/

Come arrivare a Subiaco

Subiaco si trova a circa 70 chilometri da Roma, 60 da Guidonia, 41 da Tivoli. Si può raggiungere in autostrada attraverso l’A24 con uscita a Carsoli, quindi Tiburtina e Sublacense. E’ inoltre collegata a Roma con i bus Cotral: capolinea Ponte Mammolo, Metro linea B.

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