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Pizzutello, l’uva di Tivoli che fa gli occhi belli

L’uva che fa gli occhi belli. Era conosciuto così in epoca rinascimentale il pizzutello di Tivoli, il frutto il cui acino ha una caratteristica forma arcuata che lo rende noto anche come “uva corna”. Le sue radici affondano nella storia e nel tempo, ne fanno cenno infatti anche Plinio e Columella e ne racconta in lettera indirizzata alla corte di Ferrara Eleonora D’Este, che era arrivata dalle parti della Superba per una vacanza con la sorella.

Correva l’anno 1575 e la nobile parlava degli orti di Tivoli dove abbondava quest’uva bianca e nera “gustosa al palato”, che “mantiene bene lo stomaco” e che “credono che fa gli occhi belli”

La produzione negli anni è scemata ma ancora radicata nelle tradizioni locali come dimostra la Sagra del Pizzutello, festa locale molto sentita dai tiburtini che si svolge all’interno del programma di iniziative chiamato “Settembre tiburtino”.

La storia vuole che la prima edizione della festa dedicata all’uva pizzuta risalisse al 2 ottobre 1845 quando in città arrivò Papa Gregorio XVI. Per l’occasione i tiburtini prepararono gli addobbi e un arco trionfale ricoperto di piante rampicanti. Le celebrazioni si ripeterono dopo molto tempo, siamo al 27 settembre 1931, con la prima mostra dell’uva da tavola che venne realizzata nel porticato della Villa D’Este. L’anno successivo, siamo al 1932, Tivoli partecipò con un proprio carro alla festa nazionale dedicata a questo frutto vincendo il primo premio. Nel 1932 venne ufficialmente istituita la Sagra del Pizzutello dove i produttori si danno appuntamento per vendere i loro prodotti. In alcune di queste aziende ancora operativa il pizzutello si raccoglie da agosto per prolungarsi fino a dicembre. La maturazione piena si ottiene tra fine agosto e la prima decade di ottobre.

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