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Sul Monte Scalambra, rosso d’agrifoglio e di vino

Sul Monte Scalambra, tra il rosso dell’agrifoglio e del vino. La faggeta addobbata di bacche scarlatte è uno degli spettacoli naturali più incantevoli di Natale. Ad un’ora da Roma c’è un itinerario lungo il quale questo trekking di dicembre diventa anche l’occasione per un brindisi speciale: si incrocia con la Strada del vino Cesanese, vitigno autoctono del Lazio. Lontano dalle folle, più vicini al cuore del mondo. Bastano gli occhi e un cellulare per portarsi via un’immagine fatata. Perché, è bene saperlo, l’agrifoglio (così come il pungitopo, pianta simile ma non uguale) non si può cogliere. Per il vino, invece, non c’è problema: si trovano facilmente diverse cantine dove fare rifornimento, un’idea per il beverage degli intimissimi banchetti natalizi imposti quest’anno dalla pandemia.

Si parte dal borgo di Serrone

Il punto di partenza per la scalata a Monte Scalambra e per la scoperta della strada del vino è il borgo di Serrone, a 60 chilometri da Roma. Basta prendere A1 e uscire a Colleferro, da qui prendere la strada provinciale 21 verso Paliano e seguire le indicazioni. Sono 18 i chilometri da percorrere una volta usciti dall’autostrada. Il paese di Serrone si trova a 738 metri di altezza, alle pendici del Monte Scalambra, una delle vette più panoramiche del Lazio che guarda i Monti Lepini, i Castelli Romani e la Ciociaria. Bisogna percorre poco più di 7 chilometri per guadagnare la cima, un paio d’ore di cammino a piedi.

L’inizio del sentiero e l’Eremo di San Michele

Il sentiero si imbocca dalla sommità del borgo ed è ben segnalato. Si punta verso la Rocca dei Colonna per arrivare alla prima tappa: l’Eremo di San Michele (quota 1.105 metri) risalente al ‘600. Si narra sia stato fondato da San Benedetto ritiratosi in contemplazione sotto il costone roccioso che lo sovrasta in compagnia di tre corvi che gli avevano indicato il cammino. Fu restaurato nel 1758. E ancora oggi è visibile nella roccia l’impronta, che secondo la leggenda, apparterrebbe al santo.

La faggeta e l’agrifoglio

Da qui si continua su un ripido sentiero per salire. Si esce quindi dal bosco su terreno sassoso e scalinato fino alla spalla, siamo a 1267 metri. Si avvista già la grande “Croce del popolo”. Lo sguardo si apre sulla piana del Sacco. Si prosegue sulla cresta fino a raggiungere una sella, Sella Inzuglio (1322 metri). E poi si risale fino 1404 metri dove, appena più giù, si vede una croce in memoria di un incidente aereo avvenuto nel 1981: si notano ancora alcuni rottami del velivolo. Con il Monte Scalambra già ben visibile si percorre l’ultimo tratto, accompagnati da una fitta faggeta puntellata dal rosso dell’agrifoglio fino alla vetta dove sorge una croce in ferro (1420 metri). Ed ecco il panorama: da una parte la Valle del Sacco, dall’altra la Valle dell’Aniene. Il Monte Scalambra è considerato il belvedere più ampio del Lazio. Con uno sguardo a 360 gradi si cattura la campagna romana, la Ciociaria, i Monti Simbruini, le colline  a vigneto che segnano Strada del Cesanese. E il mare.

 

Per sapere di più su Serrone: http://www.comune.serrone.fr.it/s/content/80006290607/1565092110.2584.

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