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Riflettori accesi sul Mausoleo dei Plauzi

Riflettori accesi sul Mausoleo dei Plauzi, a Tivoli, con un racconto guidato all’interno del cantiere di restauro. La monumentale tomba cilindrica con vista sull’Aniene costruita presso Ponte Lucano dal console del 2 a.C. M. Palutius Silvanus per la sua famiglia e i discendenti, lungo la via Tiburtina, è uno dei tesori meno noti al grande pubblico. La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma lo lo ha inserito in uno speciale programma dal titolo “Tra Lazio e Sabina: visite guidate in luoghi minori della cultura del territorio tiburtino, della Valle dell’Aniene e della Sabina Romana”. Il Mausoleo dei Plauzi è infatti la più famosa tomba antica della Campagna Romana dopo quella di Cecilia Metella sulla via Appia. Si trova a poche centinaia di metri dalla celebre Villa dell’Imperatore Adriano

L’appuntamento

L’appuntamento è per venerdì 17 settembre, alle ore 16. A raccontare tutti i dettagli sull’antica tomba, trasformata in fortilizio durante il Medioevo, saranno due funzionari della Soprintendenza: l’archeologo Zaccaria Mari e l’architetto Sergio Sgalambro. Il luogo di incontro è in via Maremmana Inferiore (incrocio tra via Ponte Lucano e via Rosolina). La partecipazione è a titolo gratuito e senza obbligo di prenotazione.

  • Durante la visita si è tenuti al rispetto delle misure imposte dall’emergenza Covid-19 che dal 6 agosto 2021 prevedono l’obbligatorietà del Green Pass.
  • Per informazioni: zaccaria.mari@beniculturali.it

La storia del Mausoleo

Il Mausoleo dei Plauzi appartenne alla gens senatoria dei Plautii Silvani, originari di Trebula Suffenas (oggi Ciciliano, un piccolo centro a monte di Tivoli), che ebbero il loro trampolino di lancio a Roma, dove furono in stretti rapporti con la corte di Augusto e si mantennero in auge fino al II sec. d.C. Fu costruito da M. Plautius Silvanus, console insieme ad Augusto nel 2 a.C., per sé, la moglie Lartia e il figlio, ma ricevette le spoglie di altri illustri discendenti, come dimostrano iscrizioni ancora esistenti sul posto o rinvenute in passato.

Il travertino del Barco, lo stesso del Colosseo

La mole cilindrica in blocchi di travertino (estratto nella vicina cava del Barco, la stessa che fornì la pietra per il Colosseo), molto sviluppata in altezza, trasformata in fortilizio nel XII secolo e in torrione verso il 1465, è solo una parte del monumento, poiché essa si innalza su un basamento parallelepipedo, che racchiude la cella funeraria, oggi quasi completamente interrata e allagata dal fiume Aniene. Il corpo cilindrico presenta la parte inferiore piena e suddivisa da muri a raggiera, mentre quella superiore è vuota ed è stata interessata da pesanti interventi per il riuso medioevale e moderno, in particolare con l’erezione di quattro alti e massicci pilastri in muratura, che sorreggevano la copertura di legno.

 

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