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Il “Giglietto di Palestrina”, la storia in un biscotto di uova e grani antichi

Un impasto perfettamente dosato a base di uova, zucchero, farina macinata a pietra e scorza di limone, poi una rapida “mossa” di mani esperte che trasforma tre bastoncini di pasta in un fiore. Ed ecco il Giglietto di Palestrina e Castel San Pietro Romano, dal 2014 presidio Slow Food, la grande associazione internazionale che dal 1999 si occupa anche di salvaguardare la genuinità e la bontà delle piccole produzioni enogastronomiche. Arrivati nella piazza di Castel San Pietro Romano basta seguire una inconfondibile fragranza, pochi metri per arrivare nel forno Fiasco che custodisce il biscotto simbolo del paese e la sua storia. Una storia che porta fin nella Parigi del 1600. E’ proprio da qui che sarebbe arrivata la ricetta cinque secoli fa.

La storia

Alla morte di Papa Urbano VIII la sua nobile famiglia, quella dei Barberini, si rifugiò alla corte di Luigi XIV con al seguito cuochi e pasticcieri, che conobbero la lavorazione del biscotto dai loro colleghi francesi e la riproposero al ritorno in patria. Una tradizione passata poi di mano in mano per generazioni di donne e diventata il simbolo di due paesi vicini, Castel san Pietro Romano e Palestrina.

Erminia e Laura, le custodi della tradizione

Sono state le donne a conservare la tradizione e la ricetta passandola di madre in figlia. Dal 1967 a tenerla viva sono le sorelle Erminia e Laura Fiasco. “Gli ingredienti – spiega Erminia, che davanti al forno coordina un team di specialiste capaci con un battito di mani di fare un giglietto e di comporne decine in pochi minuti – sono pochi e semplici, ma tutti prodotti qui. Dalle uova di galline allevate a terra fino alle farine di grani antichi del tipo Solina macinati a pietra. Ma il segreto della perfetta riuscita del nostro biscotto sta nella sbattitura e montatura dell’impasto”. L’impasto perciò deve essere impeccabile. Tanto che i segreti del dosaggio hanno una sola depositaria: la sorella Laura che lavora a quel prezioso equilibrio di sapori in una stanzetta attigua.

Come si gusta il giglietto

Se in passato il giglietto era utilizzato per i rinfreschi delle spose insieme ai confetti, oggi è protagonista quotidiano nelle famiglie di zona: accompagna le colazioni con il latte e le merende. Ma è anche la base di uno speciale tiramisù. Il riconoscimento di Slow Food ha dato un nuovo slancio all’antico biscotto dei Monti Prenestini. Come “ambasciatore” di genuinità il giglietto è arrivato non solo al Salone del Gusto di Torino, ma anche in Olanda, in Francia e negli Stati Uniti. E ha dato il via al “Festival del Giglietto e Ghiottonerie dei Monti Prenestini” che si svolge ad agosto a Palestrina.

A scuola di giglietto

A Castel San Pietro Romano è possibile anche prendere lezioni di giglietto. La Regione nel 2019 ha finanziato per la prima volta un progetto per una vera e propria scuola proposta dal Comune in collaborazione con il Museo Diffuso e il forno Fiasco.

Dove si trova

Castel San Pietro Romano, perla dei Monti Prenestini, si trova a 45 chilometri da Roma e a 29 da Tivoli.

 

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