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Eremi di San Benedetto

Le rocce tengono insieme come artigli di pietra le condotte dell’acqua dell’antica Roma, l’immensa solitudine della minuscola casa-grotta di San Benedetto con quelle dei confratelli e la cappella rupestre dove il Santo di Norcia compì uno dei suoi più celebri miracoli. Tutto immerso nella natura selvaggia di una profonda gola al fondo della quale scorre l’Aniene in un frastuono d’acqua che rimbalza fra le rupi quasi verticali. Sono gli Eremi di San Benedetto di Vicovaro, ad appena 46 chilometri dal centro di Roma.

Una visita metà sotterranea e metà lungo un sentiero a strapiombo sul fiume. Si viaggia in un altro mondo e in tanti altri tempi. In due tappe, e con partenza dai giardini della chiesa di San Cosimato.

Grotte, anfratti e fenomeni carsici in un complesso dalle grandi suggestioni

Per la prima tappa si varca un cancelletto. Le scale, scavate nella roccia, portano alla scoperta di grotte, anfratti e fenomeni carsici plasmati nel corso dei secoli dall’uomo. Poco prima di un affaccio suggestivo sul fiume si apre la cappella rupestre dedicata a San Michele Arcangelo.

Il portale, a pietra modanata del XV secolo, proviene dalla soprastante chiesa. Sulle pareti laterali due grandi affreschi seicenteschi del pittore sabino Antonio Rosati: la rappresentazione del tentato avvelenamento di San Benedetto che avvenne proprio lì e San Francesco che tenta di convertire il Sultano. Mentre al centro, nella nicchia absidale c’è una Regina Angelorum in trono tra gli Arcangeli Raffaele e Gabriele. Sopra l’altare tre dipinti: al centro la Trasfigurazione, a sinistra San Francesco che innesta le rose nel giardino del Sacro Speco a Subiaco, a destra sempre il Santo di Assisi che riceve le stimmate.

Da una porticina fino all’anima della rupe: nella grotta di San Benedetto

Ma per entrare nel mondo dei monaci eremiti del 500 d. C., arrivati qui in fuga dal mondo, il percorso inizia da una porticina. A vederla sembra quella di un minuscolo ripostiglio. E invece porta giù, lungo cunicoli che si inoltrano nell’anima della rupe. La “galleria” che trasporta alle grotte-celle degli anacoreti percorre più di cinquanta metri di condotta dell’antico acquedotto Claudio, costruito tra il 38 e il 52 d.C. Si cammina nello “speco”, dove scorreva l’acqua diretta verso Roma. E dell’acqua si notato ancora i segni, con la sorpresa di qualche foglia fossile che consegna, incastonati, messaggi in arrivo da tempi remoti. Tesori per paleobotanici, emozione pura per chi si lascia trasportare dai dettagli nascosti dei piccoli viaggi.

Ogni tanto gli “occhi” dello speco (sono buchi-finestre), come in una distorsione del tempo, aprono viste sull’autostrada Roma-L’Aquila che corre a poche centinaia di metri in linea d’aria. Il futuro da un affaccio del passato remoto.

Poi si esce alla luce, su un paesaggio selvaggio e struggente. In alto gli alberi aggrappati alla bocca della rupe sembrano voler richiudere quei luoghi segreti. Sul fondo della gola corre la linea blu del fiume, scavate nella pietra le minuscole celle dei monaci eremiti. L’ultima è la cappella dedicata a San Benedetto, ritenuta la sua cella personale durante la permanenza a San Cosimato: all’interno due altari, uno più piccolo con una nicchietta a mezzaluna, l’altro realizzato nel 1683 dal Rosati con piccola edicola quadrata al cui interno sono rappresentati San Francesco e San Benedetto in adorazione. E’ un incontro irreale perché i due santi sono vissuti in epoche diverse, ma rappresenta una sorta di passaggio di testimone.

La curiosità

San Benedetto per miracolo si salvò da un avvelenamento. L’episodio è illustrato in un affresco della cappella rupestre in cui si sarebbe verificato. Quella del complesso degli Eremi, appunto. E’ narrato nei “Dialoghi” di San Gregorio Magno: gli eremiti che vivevamo lì lo avevano pregato insistentemente perché diventasse il loro abate fino a convincerlo. San Bededetto iniziò quindi a vigilare sul loro operato e sull’osservanza della regola monastica. Le regole cominciarono a stare strette ai monaci: non potevano più fare come prima, e per questo decisero di avvelenarlo. Ma non appena il Santo tracciò il segno della croce sul bicchiere fu miracolo: la coppa andò in frantumi.

Tutte le info utili

  • Dove si trova: gli Eremi di San Benedetto si trovano in località San Cosimato (a Vicovaro). Il punto di riferimento sono la chiesa e l’ex convento (oasi francescana) che si trovano al chilometro 47,400 di via Tiburtina Valeria. Siamo a 46 chilometri dal centro di Roma, a 15 da Tivoli, a 34 da Guidonia Montecelio.
  • Durata della visita: un’ora e un quarto
  • Come si arriva: In auto si può seguire l’A24 e uscire al casello di Vicovaro-Mandela da dove è distante meno di un chilometro. Altra direttrice è la Tiburtina Valeria, per chi arriva dopo una visita a Tivoli. In treno le corse partono dalla stazione Tiburtina con arrivo allo scalo di Vicovaro-Mandela (la distanza dal sito è di 1,4 km). Per chi preferisce il bus basta consultare l’App Cotral per calcolare il viaggio a seconda dal punto di partenza.
  • Ingresso e orari: l’ingresso è gratuito, la visita va concordata con il Comune (l’ufficio Turismo risponde al numero 0774.498002) che darà tutte le indicazioni.

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